LEGGE ELETTORALE: MINNITI PRESENTA IL SUO PROGETTO DI SALVAGUARDIA DEL GRUPPO ITALIANO

“Come Presidente del Consiglio ho il dovere di far rispettare i diritti di ogni Consigliere, come rappresentante di minoranza continuerò a rivendicare gli interessi del mio gruppo linguistico e dei miei elettori. Senza prendere esempio da persone come Seppi, Urzì ed Artioli per i quali l’onesta intellettuale alla quale fanno riferimento è quella di tradire l’elettorato, facendosi eleggere con una lista e poi andare in un altro partito.” Lo ha affermato questo pomeriggio in una conferenza stampa il Consigliere provinciale del PdL e Presidente del Consiglio Mauro Minniti. “Le Istituzioni sono una cosa seria e devono essere rispettate, non possono diventare uno spettacolo circense. Questo anche in rispetto della popolazione alla quale deve essere data una informazione corretta. Proprio come consigliere di opposizione, ho votato come tutte le altre minoranze contro lo stralcio della norma che prevedeva una tutela della trattazione della legge elettorale. Sono peraltro convinto che la prossima legge elettorale debba prevedere anche una clausola di salvaguardia per il gruppo italiano.” Durante la conferenza stampa Minniti ha presentato anche il suo disegno di legge in materia elettorale che introduce il quoziente naturale ed il collegamento fra liste e volto a garantire così la rappresentanza e la rappresentatività del gruppo italiano. “Per garantire al gruppo italiano una giusta presenza in Consiglio provinciale – afferma ancora l’esponente del PdL – basterebbe che le liste italiane si collegassero fra loro per non disperdere i resti, garantendo così il recupero di seggi che la frammentazione causerebbe. Si tratta, insomma, di rinunciare da parte di alcuni ad egoismi personali ed elettorali, per favorire l’interesse di una comunità di riferimento, anche se sono certo che non tutti avranno questo coraggio, purtroppo”.

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MINNITI VOTA CONTRO LO STRALCIO DELLA LEGGE ELETTORALE

“Un voto contrario per difendere la rappresentanza e la rappresentatività dei gruppi politici e linguistici anche nella prossima legislatura e tutelare così le minoranze politiche”. E’ quanto ha affermato il Consigliere provinciale del PdL Mauro Minniti, nonché Presidente del Consiglio provinciale, questo pomeriggio in occasione della votazione di stralcio della norma riguardante la tutela della legge elettorale. “Coerentemente con tutto l’atteggiamento tenuto in proposito e con la mia storia politica – afferma Minniti, che anche in Commissione regolamento aveva votato contro l’emendamento soppressivo – non posso che essere assolutamente contrario a permettere ad un solo partito l’approvazione di una legge che deve altresì essere ampiamente condivisa quale la legge elettorale.”

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IPPODROMO: MINNITI SCRIVE ALL’UNIRE MA CHIEDE ANCHE A COMUNE A PROVINCIA DI FARE LA LORO PARTE

Dopo il Comune di Merano, anche il Consigliere provinciale del PdL Mauro Minniti invita, in una lettera inviata ai vertici dell’UNIRE, il massimo organo nazionale competente ad attivarsi una volta per tutte in maniera definitiva per erogare i fondi necessari al rilancio dell’ippodromo di Merano. Non è la prima volta che ciò accade; in diverse occasioni proprio l’esponente politico provinciale aveva interpellato l’UNIRE allo scopo. Ma se è vero che Minniti si rivolge all’Ente Nazionale affinchè vengano rispettati gli impegni, lo stesso esponente del PdL non rinuncia a sottolineare una più ampia chiamata di responsabilità in merito. “Credo che sia giunto il momento – scrive infatti Minniti in una interrogazione – che ognuno faccia la sua parte per lo sviluppo dell’ippica meranese; nel senso che, se è giusto che l’UNIRE intervenga sulla base degli impegni assunti, altrettanto ritengo debbano fare Provincia di Bolzano e Comune, ognuno per la propria competenza. Per quanto l’ippica e tutto il movimento attorno ad essa stia attraversando un periodo di crisi non dovuto esclusivamente ai fondi, ogni parte è chiamata ad intervenire; in questo non si può non tenere conto che occorra anche la giusta credibilità, sia a livello di società di gestione, che di enti pubblici. Per questo ritengo che proprio gli Enti locali dovrebbero fare qualche sforzo significativo in più!”. Nel suo documento Minniti chiede di sapere a che punto sia l’erogazione dei contributi che la Provincia, per esempio, aveva garantito al Comune di Merano.

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ALLOGGI MILITARI VUOTI A BRESSANONE: “UNO SPRECO DEL DEMANIO MILITARE”, AFFERMA MINNITI

“Lo spreco degli alloggi sfitti del Demanio militare investe tutta la Provincia di Bolzano; anche a Bressanone, infatti, decine di alloggi che erano destinati ai militari della “Tridentina”, sono ora vuoti ed in degrado. La beffa è che il demanio paga anche le spese condominiali.” Lo afferma il Consigliere Provinciale del Pdl Mauro Minniti secondo il quale, inoltre, “tali alloggi, oltre ad essere sfitti e quindi senza nessun tipo di manutenzione, debbono per legge essere riscaldati, mantenendo durante l’ inverno una temperatura costante di almeno 6 gradi.” A Bressanone sarebbero 93 gli alloggi militari, di cui 27 (il 29%) vuoti, soprattutto per gli affitti che sarebbero anche triplicati per i cosiddetti “sine titulo”, molti dei quali hanno fatto la comprensibile scelta di tornare nella provincia natia. Anche Bressanone, così, perderebbe presenze importanti e significative, sia in termini di gruppo linguistico sia in quelli professione acquisita. Per Minniti “considerando pure le altre spese di gestione quotidiana non è accettabile che lo Stato rinunci a vendere questi alloggi, potendo così non solo fare cassa da destinare alle Forze Armate, ma anche andando incontro il personale in servizio o in quiescenza che potrebbe essere interessato all’acquisto. Ho il timore – continua Minniti – che detti alloggi verranno prima o poi permutati/ceduti alla Provincia e quindi all’IPES: ma si tratta tutti di alloggi militari costruiti con fondi del Ministero Difesa, quindi fondi dei militari stessi. Non sarebbe giusto ignorare il personale militare nella destinazione finale di questi alloggi e credo sia ragionevole riconoscere loro il diritto di prelazione sia con l’opzione “in affitto” sia con quella di “acquisto”. Sulla vicenda, che riguarda tutta la provincia, Minniti ha scritto nei giorni scorsi al Demanio militare.

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LA SFIDUCIA? FIGLIA DELLA PARANOICA OPERA DI DELEGITTIMAZIONE DI URZI’ E SEPPI

La mozione di sfiducia presentata dai colleghi di opposizione rientra nei diritti di ogni Consigliere ed è prevista dal regolamento. Essendo io persona che si è sempre richiamata al rispetto del regolamento stesso, non posso quindi che prendere atto di questa iniziativa. D’altra parte erano oltre tre anni che Seppi ed Urzi, nella loro paranoica opera di delegittimazione della mia persona, cercavano di presentare una mozione di sfiducia nei miei confronti. Ho sempre ottemperato ai miei obblighi di Presidente, privilegiando il mandato istituzionale ed avendo sempre il focus sul puntuale funzionamento dell’Aula, che deve poter lavorare. Non è ammissibile, in quest’ottica, che un consigliere, peraltro entrato come ultimo dei ripescati, con poco più di 2.000 voti di preferenze, attraverso il ricatto possa impedire alle centinaia di migliaia di elettori che non lo hanno votato di vedersi garantito il diritto alla democrazia che è quello per l’Istituzione di legiferare. Il ricatto operato in diverse circostanze dal consigliere Seppi non è una regola di democrazia, ma un atto di bassezza politica ed anche umana. Il regolamento deve essere rivisto, e su questo tutti erano e sono d’accordo. La Commissione specifica che presiedo ha iniziato a lavorare per questo, deliberando in sette occasioni; in sei di esse ho espresso la stessa votazione dell’altro rappresentante dell’opposizione, il consigliere Leitner, votando contro lo stralcio della legge elettorale proprio a salvaguardia di tutte le forze politiche.

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ANCHE LA PROVINCIA SI SCHIERA CON MINNITI CONTRO L’ACCATTONAGGIO CON BESTIE

Contro l’uso degli animali a scopi di accattonaggio si schiera anche la Provincia Autonoma di Bolzano. Lo fa sapere l’assessore provinciale Hans Berger al Consigliere provinciale del PdL Mauro Minniti che nelle scorse settimane aveva inviato una interrogazione alla Giunta provinciale affinchè si operasse per frenare e impedire questa pratica. E se spetterebbe proprio ai Sindaci la competenza in merito quale autorità di pubblica sicurezza, la Provincia si è invece attivata nella direzione auspicata da Minniti tanto da chiedere al Ministero competente di inserire nella normativa vigente il divieto dell’impiego di animali per l’accattonaggio. “E’ un buon risultato”, afferma ora soddisfatto l’esponente del PdL che in città si era fatto promotore dell’iniziativa a seguito delle iniziative intraprese dalle Associazioni degli animalisti, “anche se siamo a metà dell’opera. E’ indubbio comunque – prosegue Minniti – che questa pratica deve essere immediatamente impedita poiché è inaccettabile che si permetta lo sfruttamento di bestiole, spesso mutilate apposta, per circuire i cittadini”. Rimane l’amarezza per i comportamenti spesso troppo permissivi dei Comuni in proposito: “mi risulta la presenza di alcuni regolamenti comunali presenti in città come Roma o Torino, in base ai quali si vieta categoricamente l’uso di animali di qualsiasi specie ed età per la pratica dell’accattonaggio prevedendo addirittura la confisca dell’animale a salvaguardia dello stesso. Non mi è chiaro, però, – sottolinea ancora Minniti in proposito – cosa prevedano in merito i Regolamenti dei nostri Comuni, ovvero se la pratica dell’accattonaggio con animali sia tassativamente vietata o se essa venga impedita solo qualora l’animale possa produrre pietà tale dal favorire l’elemosina. Se dovesse essere questa l’impostazione del Regolamento del nostro Comune, francamente non si comprendono i motivi per cui si consentirebbe l’uso e l’abuso di bestiole comunque sofferenti. E, senza aspettare normative nazionali che hanno spesso tempi di approvazione lunghi, intervenire in maniera diretta prevedendo la confisca dell’animale qualora detta pratica fosse vietata”

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MEMC: MINNITI NON DEMORDE – PROSEGUONO LE SUE INIZIATIVE PRO-LAVORATORI

La vicenda della MEMC torna in Consiglio provinciale martedì prossimo grazie al pidiellino Mauro Minniti, nella sua duplice veste di Presidente del Consiglio e di Consigliere provinciale. Come rapprese tante dell’Istituzione che presiede, Minniti ha infatti organizzato un incontro fra i Capigruppo in Consiglio provinciale e le organizzazioni sindacati fra le ore 9 e le 10. Poi, in Aula, verrà data risposta ad una interrogazione ulteriore (la quarta) presentata dall’esponente del PdL, ad un mese esatto dall’ultimo intervento politico. Ma in questo periodo non sono mancati i contatti con le rappresentanze dei lavoratori e le iniziative politiche di Minniti, che sull’argomento, oltre alle numerosi interrogazioni presentate, ha anche organizzato prima di Natale un incontro fra Durnwalder ed i sindacati stessi. “Bisogna che la politica tenga alta la guardia sui fatti della MEMC – afferma Minniti – poiché il rischio è quello che, dopo i primi interessamenti, tutto finisca nel silenzio. Ancora non si è capito, ad esempio – prosegue l’esponente del PdL – cosa la Giunta provinciale abbia fatto fino ad ora per garantire la riassunzione o il ricollocamento degli oltre 300 dipendenti cassaintegrati, soprattutto dopo i segnali negativi provenienti dall’Azienda che intende chiudere lo stabilimento di polisilicio.”

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MINNITI ALL’ASSEMBLEA DEI PRESIDENTI DEI CONSIGLI ALL’AQUILA

I Parlamenti regionali contribuiscono con responsabilità alla riduzione dei costi della politica, difendendo però la propria autonomia. Minniti sulla proposta del superamento dei vitalizi: “Per i nostri consiglieri è già realtà”.
I Parlamenti regionali intendono dare il loro contributo a una riduzione generale dei costi della politica, pur rivendicando la propria autonomia anche in questo senso. È quanto è emerso dalla conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, riunitasi ieri all’Aquila alla vigilia dell’assemblea plenaria della  CALRE (Conferenza delle Assemblee legislative regionali europee), ospitata oggi nel capoluogo abruzzese.
“Insieme agli altri e alle altre presidenti delle assemblee regionali”, spiega il presidente del Consiglio provinciale di Bolzano Mauro Minniti, presente all’Aquila, “abbiamo evidenziato che le misure nazionali di contenimento della spesa pubblica intervengono pesantemente sull’autonomia statutaria e legislativa delle Regioni, chiedendo quindi di rispettare il loro ruolo. Abbiamo però  condiviso la necessità di confrontarci sul tema dei costi della democrazia e di agire in questo senso “.
In particolare, pur sottolineando che la generalità delle Regioni ha già ridotto le indennità dei consiglieri regionali a seguito della riduzione di quelle dei parlamentari, l’assemblea dei presidenti si è espressa per il superamento del vitalizio attribuito ai consiglieri: “Una condizione”, sottolinea Minniti, “che è già realtà per i consiglieri della Provincia autonoma di Bolzano eletti a partire dal 2008; c’è inoltre la volontà di intervenire sulle preesistenze. In più, è attualmente in elaborazione una legge provinciale condivisa che permetta al Consiglio  di esercitare le sue competenze in materia, in modo da intervenire ulteriormente sui costi”.

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ESCLUSIVITA’ ETNICA – LA COMMISSIONE DEI SEI RECUPERI IL TEMPO PERDUTO

“E’ innegabile che la Commissione dei Sei abbia delle responsabilità sulla vicenda della esclusività etnica sindacale. Anziché affrontare dovutamente la materia infatti è rimasta immobile, ma ora dopo la sentenza del Consiglio di Stato dovrà rimboccarsi le maniche e trovare una soluzione adeguata”. Lo afferma il Consigliere provinciale del PdL Mauro Minniti in una nota. Fu proprio l’esponente del PdL nel 2008 a sollevare la vicenda in Consiglio provinciale con una mozione, dopo le lamentele sollevate dal sindacato CISL. “Credo che con molta responsabilità e serenità ora le parti si debbano confrontare e suggerire esse stesse una soluzione che vada nella direzione indicata dalla sentenza del Consiglio di Stato”, sottolinea adesso Minniti secondo il quale “è un peccato che si sia dovuto ricorrere ad una sentenza quando la ragionevolezza delle persone avrebbe potuto anticipare le determinazioni in merito. Ma è evidente, ora, che l’unica via di uscita appare quella di una nuova norma da parte della Commissione dei Sei”.

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RESTITUIRE L’EX DOPOLAVORO FERROVIARIO DI MERANO ALLA PUBBLICA UTILITA’.

Fra gli impegni della politica cittadina deve anche esserci la volontà di recuperare l’ex dopolavoro ferroviario di Merano alla pubblica utilità. La struttura che si trova nel parco della stazione, una volta punto di ritrovo di molti meranesi, chiusa da tempo e di fatto dismessa, può infatti tornare ad avere un ruolo in città. A Merano vi sono molte necessità abitative, come anche culturali o ludiche; con le nuove tecniche di insonorizzazione peraltro, il fatto di essere a fianco dei binari non è più un problema, se si pensa che a Bolzano uno degli Uffici della Provincia è a ridosso di una arteria ferroviaria molto più trafficata quale la stazione. Insomma l’ubicazione della struttura non può essere da pretesto per evitare vengano realizzate importanti risposte alle esigenze di una città. Da tempo, per esempio, l’Associazione dei separati chiede alloggi per padri che abbiano dovuto lasciare il tetto coniugale, così come i giovani richiedono spazi propri. Insomma avvertire le varie esigenze della popolazione e vedere che interi edifici non possono essere ristrutturati perché magari la burocrazia è lenta è uno spreco di risorse. Il Comune, la Provincia o l’IPES dovrebbero convergere in un piano Comune e valutare, insieme al proprietario dell’edificio, come restituire alla popolazione un edificio che può ricoprire ancora un ruolo importante in città.

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